Nota: il pezzo di Gilberto Macaluso compare in una pubblicazione realizzata da Fondazione Macinaia e da Gabriele Santarelli (psichiatra presso il Centro di Salute Mentale del Chianti F.no) che sarà distribuita gratuitamente a chi ne farà richiesta a partire da febbraio 2026. L’editing e la distribuzione sono curate da CE.S.Vo.T . Buona lettura!
Reti di cura tra pubblico e comunità
Gilberto Macaluso
“Vedi chiaro nella tua vita personale?
Sai distinguere quello che è patologico da quello che
è normale nella tua vita personale? Sai distinguere?”
- Basaglia
Ci sono alcuni pensatori che hanno particolarmente influenzato la mia formazione umana e professionale tra questi Alfred Adler e la psicologia individuale, Abraham Maslow e la psicologia umanistica, Kurt Lewin e la psicologia sociale, Franco Basaglia con particolare riferimento alle conferenze brasiliane,… Premetto ciò per dare un quadro teorico di riferimento da cui muovono le brevi riflessioni che seguono.
L’assunto che dovrebbe guidare il lavoro di cura è che la salute delle popolazioni, inclusa la salute mentale, non va intesa come semplice assenza di malattia, ma come uno stato di benessere fisico, psichico e sociale, che non dipende principalmente dai sistemi sanitari, ma da fattori di carattere socio-economico, ambientale e culturale. Infatti per la salute come sopra intesa, “l’importanza del contributo del settore medico-sanitario è stata stimata al 10-15%, quella del patrimonio genetico al 20%, quella dell’ecosistema al 20-25%, mentre il contributo dei fattori socio-economici, di gran lunga i più importanti, sono stati stimati al 45-50%” (1).
Come sosteneva Adler infatti è impossibile fronteggiare malattie causate principalmente da fattori socioeconomici, “se il raggio del medico si limita all’individuo malato, se il paziente ottiene la diagnosi, riceve la medicina o consigli medici e ritorna nel luogo dove la morte sta in agguato” (2).
Siamo pregni, invece, di quello che David Smail definisce il “volontarismo magico”(3) cioè la convinzione che possediamo tutti il potere di trasformare noi stessi in ciò che desideriamo. É l’altra faccia della depressione che poggia sulla convinzione di fondo che siamo tutti sostanzialmente responsabili della nostra sofferenza, della nostra condizione materiale e sociale e quindi ce la meritiamo. La colpa ed il problema ancora una volta diventano individuali e personali e non collettivi, di classe e quindi politici.
Le Comunità territoriali sono pertanto l’ecosistema e l’ambiente socio culturale e socio economico da cui dipende prevalentemente la nostra salute. È nella comunità che ci realizziamo, ammaliamo e guariamo.
La comunità della salute, della malattia e della cura può essere descritta e conosciuta attraverso diversi profili: ambiente naturale e costruito, la demografia, le istituzioni, le attività produttive, i servizi sanitari, sociali educativi e ricreativi, gli aspetti antropologici (storia, valori, riti,…) il senso di comunità (appartenenza, sostegno sociale, integrazione e soddisfazione dei bisogni,…) prospettive future. Inoltre le comunità sono interconnesse e influenzate, in modo determinante e pervasivo, dai macrofenomeni globali con i quali sono in continua interrelazione e dipendenza.
L’azione del pubblico e dei servizi socio sanitari, in questo quadro, dovrebbe essere pertanto quella di promuove e sostenere i fattori di salute, protezione e di benessere della cittadinanza (emancipazione, autorealizzazione, libertà, felicità, sentimento del potere, soddisfazione dei bisogni…) a partire dal garantirne i diritti (lavoro, casa, cultura, istruzione, servizi pubblici…).
L’Ente Locale, pur essendo uno degli attori importanti del sistema, ha limitato potere e possibilità di influenzare e incidere i fattori che attraversano e influenzano pesantemente il benessere delle comunità quali i macro processi produttivi, economici e sociali. La rete dei servizi socio sanitari, istituzioni che dovrebbero promuovere interventi di promozione della qualità della vita, di prevenzione primaria, di educazione alla salute, sono invece sempre più “schiacciati” dalla gestione delle emergenze e dei casi.
Essi vengono chiamati a far fronte agli effetti delle disfunzioni del sistema economico capitalista, sociale e istituzionale riuscendo così ad occuparsi soltanto marginalmente di promuovere il benessere collettivo. La fatica a cui sono chiamati i servizi di cura rischia di essere quella di riadattare i pazienti alla società invece che cambiare la società per adattarla ai bisogni dell’umanità in generale, cioè rischiano di essere funzionali al mantenimento di quelle caratteristiche del sistema che producono malattia.
In questo quadro di pessimismo della ragione, Basaglia propone “l’ottimismo della pratica. É solamente così che possiamo cambiare il mondo, altrimenti rimarremo sempre schiavi dei dittatori, dei militari e dei medici”. “Dobbiamo parlare di questa società, di ciò che può essere fatto all’interno di questa società, dobbiamo domandarci in che modo possiamo agire per cambiare la logica istituzionale e riuscire a dare una risposta alla persona che sta soffrendo”. “La verità sta nella nostra pratica quotidiana, nella rottura dei preconcetti, nel prendere le distanze dal pessimismo della nostra ragione facendoci forza per mettere in atto una pratica ottimista.(4)
Ciascuno di noi quindi può e deve contribuire alla salute della comunità a partire dalla pratica nelle nostre case. É nelle nostre case che possiamo costruire comunità, solidarietà, economia etica, accoglienza delle diversità, rispetto, ascolto, antimachismo e antirazzismo, cooperazione,… perché ciò che avviene nelle nostre case e politico non è privato. Ciò che avviene nelle nostre case è pubblico e trasformativo ed é dalle nostre case che parte il cambiamento socio culturale nelle comunità.
Altra evidenza è che il ruolo dei cosiddetti professionisti socio sanitari non è e non può essere un ruolo unicamente tecnico ma è e deve essere un ruolo anche politico. Nella pratica quotidiana, all’interno di qualsiasi istituzione, noi stiamo facendo politica che ne siamo più o meno consapevoli, stiamo definendo ed esercitando un modello di umanità, stiamo mantenendo o trasformando il modello economico, socio culturale ed istituzionale che crea salute o malattia.
Il Comune qualsiasi strategia politica ed attività metta in atto in qualsiasi settore (urbanistica, attività produttive, lavori pubblici, istruzione,…), ha quindi il compito di relazionarsi con la cittadinanza, prendere parte alle crisi e alle contraddizioni delle comunità, stare nella dialettica pubblica per poter contribuire alla costruzione di comunità con e per la cittadinanza.
L’Ente Locale deve produrre quel complesso di politiche municipali innovative, fortemente orientate verso la costruzione e la garanzia dei diritti, lo sviluppo locale e la riduzione della disuguaglianza sociale. Le comunità infatti devono costruirsi e trasformarsi per essere capaci di produrre salute, per poter garantire a tutte di poterci stare, al folle, quanto alle persone in condizione anziana, a tutte le bambine e tutti i bambini, quanto alle persone con disabilità,… cioè costruire comunità a partire dalle criticità, dalle angosce, dalle diversità, dalle sofferenze e dalle contraddizioni della popolazione. Comunità quindi capaci di uscire dalla dicotomia dominanti e dominati e capace di costruire integrazione e soddisfazione dei diversi bisogni.
Dobbiamo immaginare che nella dialettica tra istituzioni, servizi socio sanitari, associazionismo, cittadinanza possiamo affrontare senza esserne paralizzati e senza metterci nella difensiva, le ansie e le angosce che la condizione umana comporta. É nell’instancabile pratica quotidiana che possiamo non perdere la speranza e mantenere l’ottimismo trasformativo.
É nella pratica quotidiana che possiamo sperimentare il noi e sfuggire alla colpevolizzazione individuale che il sistema ci mette nel piatto ogni giorno, è nella pratica politica della nostra quotidianità che possiamo non perdere la speranza trasformativa.
Gilberto Macaluso (dirigente pubblico)
(1) DOMENIGHETTI, G. (2014), Impatto sulla salute dell’insicurezza quanto al mantenimento del posto di lavoro, Ricerca e Pratica
(2) ADLER, A. (1898), Gesundheitsbuch fiir das Schneidergewerbe, tr. it, Manuale per la salute dei sarti, Dialoghi Adleriani III,
(3) SMAIL D. (2015) The Origins of Unhappiness: A New Understanding of Personal Distress, Routledge, London
(4) BASAGLIA F. (1979) Conferenze Brasiliane