C’è una forma di sfruttamento che attraversa le nostre città in silenzio. Anywhere, anytime lo racconta bene: persone che sotto il sole e la pioggia ci consegnano in bici tutto quello che desideriamo, lavorando senza tutele, senza contratti, con mezzi propri e senza nessun tipo di riconoscimento sociale. Un lavoro frammentato, invisibile, costruito sulla precarietà.
Il caso Glovo di questi giorni lo ha ricordato ancora una volta: piattaforme che fanno profitti mentre chi lavora resta esposto e senza garanzie soprattutto quando non ha documenti o alternative. Quando un servizio costa troppo poco, qualcuno lo sta pagando al posto nostr, e quasi sempre è chi ha meno voce e meno privilegi di noi.
Le alternative esistono: modelli più giusti, più trasparenti. Sta a noi cercarli e sostenerli.
Ci vediamo alle 21h all’Everest con Francesco Cutore (Cgil just eat) e Fatima Ben Hijii (Pantagruel OdV)