La ProMessa ColleTTiva di uNa sOcieTà più GIuSta

(…)       Non siamo dalla parte del sistema quando il sistema produce esclusione. Non siamo dalla parte del mercato quando il mercato mercifica la vita umana. Non siamo dalla parte della neutralità quando la neutralità è complicità con chi ha il potere.

Siamo dalla parte delle persone più fragili -e questo significa lavorare perché smettano di esserlo. Dalla parte dei diritti -e questo significa difenderli quando vengono erosi e rivendicarli quando vengono negati. Dalla parte della dignità -e questo significa riconoscerla in ogni persona che incontriamo, anche quando il sistema non la riconosce.

Siamo, in ultima analisi, dalla parte del progetto costituzionale. Di quella promessa collettiva di una società più giusta che la nostra Repubblica si è data nel ’48 e che non ha ancora completamente mantenuto. Di quella promessa che ogni giorno -in un ufficio di servizio sociale, in una comunità educativa, in un consultorio, in uno sportello, in una struttura residenziale, in un ambulatorio di salute mentale- possiamo o tradire o, in piccola parte, realizzare.

Il lavoro sociale militante non è il lavoro degli urlatori o degli agitatori. E’ il lavoro di chi sa stare dentro la complessità senza perdere la bussola. Di chi sa costruire relazioni autentiche senza dimenticare il contesto politico. Di chi sa usare la tecnica senza lasciarsi ridurre a tecnico. Di chi sa essere umano -davvero umano- in un sistema che tende a disumanizzare. Questo è il lavoro che merita di essere fatto, e per cui vale la pena continuare a scegliere queste nostre professioni difficili, spesso comprese e malpagate.

Essere di parte. Sempre. Fino in fondo. Senza imbarazzi.

(Focus di Animazione Sociale sul lavoro sociale n.388 /2026

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