Presentate le analisi dei Procuratori di tutta Italia e la rappresentazione è fortemente critica e preoccupante. Un viaggio nella sofferenza e nel disagio. Le “vite perdute” di quattordicenni, quindicenni e poco di più. E non si tratta di etichettarli con termini come baby gang: non sono vere associazioni ma gruppi di giovanissimi che si riuniscono “in maniera casuale”. Più dell’etichette sono i dati a preoccupare. A Milano, metropoli in particolare sofferenza, registrati quasi 600 rapine e 800 furti. Questi reati vengono collegati ai minori stranieri che il sistema non riesce ad assorbire con adeguati programmi di accoglienza.
Negli ultimi 12 mesi in Procura a Milano sono arrivati più di 500 fascicoli per porto d’armi, coltelli e taglierini. A usarli anche incensurati “che si sentono più al sicuro” con la lama. Aumentano i dati a sfondo sessuale: 230 in dodici mesi (+ 44%). Inquietante l’aumento di maltrattamenti in famiglia. Esplodono le denunce per resistenza, dovute a quanto avviene nelle carceri minorili riempite dal ‘Decreto Caivano’, dove basta un niente perché esploda la rabbia.
Per la prima volta negli ultimi anni ci sono state anche iscrizioni di procedimenti per “omicidio e femminicidio” a carico di minorenni. Numero preoccupante di adolescenti con disturbi neuropsichiatrici o le cui condizioni sono aggravate dall’uso di psicofarmaci o droghe.
Da Nord a Sud la fotografia è la stessa. Il procuratore di Catania collega la devianza minorile ai dati allarmanti dell’abbandono scolastico. Il procuratore di Roma pone l’accento sui “baby pusher” che vendono soprattutto cocaina e crack.
A Napoli crescono gli ingressi nelle realtà camorristiche (“e le stese, i ferimenti e gli omicidi tra minorenni non sono mai stati così frequenti né così giovani gli autori e le vittime. C’è il vuoto cosmico dell’educazione in molte famiglie”).
Da Firenze a Bologna è allarme coltelli (anticamera di possibili delitti). Il procuratore di Perugia elenca i casi di bullismo online, risse per strada, aggressioni.
(domenica 31 gennaio 2026 su la Repubblica, servizio ‘rivisto’ di Rosario Di Raimondo)