LE LettuRE maGIChe delLe NonnE LeggENDarie

LA BANALITA’ DEL BENE (un racconto)

Sono stanco, sfiancato dalle molte ore in cui sono costretto a restare inchiodato a questo letto, con l’ago infilato in vena.
Sono passati tre mesi da quando i miei reni hanno deciso di non funzionare più.
I volontari hanno spinto la mia carrozzina, cercando, come ogni volta, di farmi ridere con qualche battuta; niente, non li degno di uno sguardo. Sono diventato maleducato, irritabile.
Ascensore, piano secondo, camera numero sette.
Indosso a fatica il pigiama, aspetto che l’infermiera faccia il suo lavoro su di me.
Guardo il soffitto, bianco come il neon che abbaglia e mi costringe a girare la testa per fissare un armadio chiuso, grigio come il mio umore.
Fisso il mio sangue che va su e giù per i tubi. Non riesco ad accettare la mia condizione di dializzato.
Bussano alla porta, s’affaccia una signora di mezza età che gentilmente chiede se può leggere qualcosa per me. Ha in braccio alcuni libri. Sempre che ne abbia voglia, aggiunge la voce.
Annuisco e la signora si siede e prende un libro. Lo apre delicatamente e comincia a leggere.
Ho osservato le mani che hanno toccato la copertina del libro quasi come una carezza.
La voce esce, incerta, poi nitida, ferma. Il tono è piacevole.
Chiudo gli occhi, ascolto. La voce narrante mi porta lontano, dentro la storia. Un uomo, a causa di un fatto doloroso accadutogli, decide di cambiare la sua vita; intraprende un viaggio, alla scoperta di mondi lontani, di nuove culture. Un viaggio dell’anima, forse.
Ormai è diventato un appuntamento fisso, quello della signora. Praticamente fa dialisi insieme a me.
Finisce un libro, ne comincia un altro. Storie simili, come fossero scritte dallo stesso autore.
A me piacciono, mi aiutano a non pensare; infatti non penso più. Dimentico di scrutare il mio sangue. Ho timore di confessare a me stesso che sto meglio, moralmente.
Oggi ho indossato un pigiama nuovo ed ho riposto le scarpe dentro l’armadio.
Un ramo della grande magnolia del giardino dell’ospedale arriva a toccare la finestra della camera.
Un fiore, bianco come la neve, è sbocciato, aperto come una bocca affamata. Mi chiedo se fosse già lì. Prima di questo giorno. Di questo nuovo giorno.
Oggi ho chiesto alla signora perché sceglie lo stesso genere di libri. Lei risponde sorridendo che è affascinata dai personaggi coraggiosi, che affrontano la vita con grande coraggio, quasi come degli eroi. Non vivono una vita banale come la sua.
Sorrido anche io questa volta e vorrei gridare che è lei la mia eroina, ma le parole non escono e dopo un cenno di assenso, mi metto in ascolto.

Daniela Bini (“nonna leggendaria“di Bibliotecanova Isolotto / Firenze)

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