EduCare è AcceNdere l’uManO

Il numero 05/2025 di Animazione Sociale (rivista del Gruppo Abele) si apre con una splendida intervista a Vito Mancuso (teologo laico e filosofo, autore di Destinazione speranza /Garzanti, 2025). Roberto Camarlinghi, che lo ha intervistato, premette queste considerazioni:

Oggi il cuore delle nostre società è conteso da due grandi correnti culturali: una spinge verso la cura ed è portata avanti da chi pensa co-individuo, in relazione con tutto -il mondo, gli altri, il vivente- di cui si sente partecipe e co-responsabile. L’altra è una pulsione predatoria da parte di un Io che si pensa padrone, slegato da ogni vincolo, assolto da ogni responsabilità. Potremmo dire che a fronteggiarsi sono l’ I care (mi sta a cuore) milaniano contro il me ne frego fascista.

Queste due spinte si contendono anche i contesti educativi e non possiamo non domandarci -da educatori, insegnanti, genitori, operatrici sociali- come possiamo dare forza a un’etica del legame e dell’interdipendenza in un mondo che appare sempre più permeato da una cultura dell’individualismo e dell’indifferenza. Perché l’impressione è che anche nei contesti formativi -siano essi scolastici o educativi- sia all’opera la medesima tensione che vediamo a livello socio-politico: competizione versus cooperazione, centratura sull’individuo anziché sul gruppo“.

(…)

L’intervista si conclude con queste affermazioni di Vito Mancuso:

La grande battaglia oggi che si svolge in ognuno di noi e in questo nostro mondo è quella tra Kant e Nietzsche. Tra colui che ritiene che il principio morale non solo è vero e consistente, ma è quanto di più prezioso possiamo avere; e colui che ritiene che alla morale si debba sparare, che la morale è un errore che ha generato quanto di più atroce ci possa essere, e per questo bisogna andare al di là del bene e del male.

Oggi sta vincendo Nietzsche ma il riferimento per noi deve essere Kant. Quel Kant che nelle sue Lezioni di pedagogia scriveva parole che dobbiamo tenerci strette come insegnanti, genitori, educatori: “un principio dell’arte dell’educazione, che tutti coloro che si sforzano di mettere a punto piani educativi dovrebbero tenere presente, è che i ragazzi non debbano essere educati per lo stato presente del genere umano ma per il migliore stato futuro possibile che è pensabile secondo l’idea dell’umanità e del suo intero destino“.

Educare non è adattare le nuove generazioni allo status quo ma generare coscienze morali in grado di non soccombere ai mali del tempo e salvare “l’umano nell’uomo“, come avrebbe detto Vasilij Grossman.

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